vendredi 20 février 2015

Catullus (8)

 Povero Rodolphe, non essere così scemo !
e quel che vedi perso tienitelo perso…

Fulminarono una volta e candidi per te i soli,
quando volavi presso la bella che ti chiamava
amata quanto nessuna sarà mai amata.
In questi tempi furono tanti giochi giocondi !
Quello che desideravi Alessandra lo desiderava.
Fulminarono davvero e candidi per te i soli.

Adesso Alessandra non lo vuole più ; anche tu, scemo, non volerlo più !
Non seguire ciò che fugge, non vivere misero !
Dai, rinforza la tua mente, e tieni duro !

Addio, bella ! Ormai Rodolphe tiene duro,
non ti cercherà non ti chiamerà più in vano…

Ma tu soffrirai, quando non ti chiamera più !

Cattiva, povera te, cosa farai adesso !
Che specie di uomo ti cercherà ? che specie di uomo ti troverà bella ?
quale uomo adesso amerai ? a chi offrirai il tuo sesso ?
a chi i tuoi baci ? su quale corpo le tue mani ?

Ma tu, Rodolphe, tieni duro… è così…
 


Miser Catulle, desinas ineptire,
et quod vides perisse perditum ducas.
Fulsere quondam candidi tibi soles,
cum ventitabas quo puella ducebat
amata nobis quantum amabitur nulla.
Ibi illa multa cum iocosa fiebant,
quae tu volebas nec puella nolebat.
Fulsere vere candidi tibi soles.
Nnunc iam illa non vult: tu quoque, impotens, noli,
nec quae fugit sectare, nec miser vive,
sed obstinata mente perfer, obdura.
Vale, puella, iam Catullus obdurat,
nec te requiret nec rogabit invitam.
at tu dolebis, cum rogaberis nulla.
Scelesta, vae te, quae tibi manet vita?
Quis nunc te adibit? cui videberis bella?
quem nunc amabis? cuius esse diceris?
quem basiabis? cui labella mordebis?
At tu, Catulle, destinatus obdura.